Verso il futuro

Un inverno ed una primavera all’insegna del parlare.

 

Dopo una campagna olivicola con una produzione quasi azzerata, abbiamo osservato un buon teatrino.

Il Ministero vara il piano olivicolo, tutti entusiasti, venti milioni di euro per tre anni.

Al primo punto del piano il recupero degli impianti in stato di abbandono. Quale azienda in un piano strategico per recuperare credibilità e produzione pone al primo punto il recupero di tutti i ferri vecchi aziendali con la speranza di  uscire dalla crisi!

In primavera inoltrata, con una buona fioritura ed una buona allegagione ritorna l’entusiasmo.

Come per i precedenti,  il piano olivicolo era scritto per tacitare la massa degli olivicoltori ponendo intorno una nuvola di fumo  e per pensare come drenare soldi agli stessi a discapito del sistema.

La ricerca italiana è partita tardi e non ha imposto un proprio modello vincente.

La Spagna quasi vent’anni fa ha posto in campo un nuovo sistema di olivicoltura. Negli anni i miglioramenti dovuti; un dato di fatto, in tutto il mondo, ove l’olivicoltura è possibile, l’arbequina domina la scena e non delude chi investe. In Italia stiamo ancora pensando ad un’alternativa, intanto la produzione è quasi azzerata e le prospettive sono nulle. Oggi per avere reddito non c’è alternativa, quando ci sarà una strada italiana al reddito ben venga. Extra diversi dalla stessa cultivar per via della biodiversità.

Nel nuovo mondo olivicolo le olive sono frutta, siamo sicuri che nel vecchio mondo tutta la frutta che mangiamo proviene da cultivar italiane?        

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